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Il papero Squaqquero stava alla sua scrivania sorseggiando acqua e mangiando biscottini al cocco. La sua testa partoriva immagini e storie , storie ed immagini.
Si andava dall’albero che scappava perché non voleva che il cane gli facesse la pipì addosso alla nave che arrivava al porto ed era popolata solo di creature minuscole e tutte  si chiamavano Piero e vi regnava una confusione inimmaginabile.

Lei entrò senza bussare chiedendo a Squaqquero di ritrovare il suo grande amore perso, pare, durante una fuga di notizie in un tribunale di frontiera.

Lui la guardò.
Lei lo guardò.
Lui fece per alzarsi
Lei appoggiò un tot di banconote sul tavolo e fece intravvedere tra le pieghe della camicia bianca un seno che da solo sarebbe bastato.

- Accetto ad una condizione però – Disse Squaqquero
- Quale? – Disse lei con un tono di voce che si aprirono non solo le porte del paradiso ma anche quelle di una casa il cui proprietario aveva perso le chiavi durante la grande depressione.
- Che mi chiami Attraverso -
- Trovalo e così sarà -

La porta dell’ufficio si chiuse sbattendo.

Scritto da attraverso

novembre 28, 2011 a 4:39 pm

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