Che fatica!
Adesso vado in palestra a correre. Che fatica. Lo dico qui e non su Facebook perché qui faccio letteratura su Facebook faccio il diario.
Faccio letteratura significa che invento la realtà che poi magari è più vera della realtà di tutti i giorni perché è quella che provo a vivere.
Su Facebook invece la realtà l’aggiusto. Dico bugie, faccio il brillante, flirto con la vicina, mi invento possibili scenari che differiscono dalla reltà quel tanto che basta per esserci senza esserci veramente. Un po’ come dire una sacrosanta verità molto offensiva e poi aggiungerci un – scherzo! – così che l’interlocutore non possa offendersi e anzi ci da, virtualmente, di gomito.
“Sei una grossa testa di cazzo [Faccina] e ahahhahahah”
Guardati bene allo specchio amico, sei veramente una grossa testa di cazzo. Ma questo mica lo diciamo a lui, lo diciamo ad Hans sul blog.
Ecco su Facebook impariamo a mentire perché la realtà virtuale non può puzzare veramente, la realtà virtuale è fatta di immagini, canzoni, pochi ponderosi dialoghi, indignazioni feroci perché tanto è facile indignarsi per il capitano che non è risalito sulla nave.
[O.T. Mode on]
A nessuno è venuto in mente che al telefono, al calduccio della propria poltroncina, sono buoni tutti di dire “Comandante risalga sulla nave, cazzo! E’ un ordine”. Sono capace anche io però poi ieri ho sbattuto contro la macchina di fronte durante un parcheggio, forse ho fatto anche cento euro di danni, ma sono andato via , di nascosto, come un ladro nella notte. Ho abbandonato il luogo dell’incidente, occhio non vede cuore non duole.
[O.T. Mode off]
Ecco Facebook è il luogo dove possiamo mentire agli altri e a noi stessi, quando facciamo letteratura no. Che senso avrebbe mentire mentre creiamo altri mondi, mentre siamo gli dei del nostro personalissimo mondo, mentre facciamo letteratura.
E allora facciamo dire a Luca che ama Rita e che Rita è un stronza e in realtà lo stiamo dicendo a qualcuno che conosciamo molto bene. Perché mentre facciamo letteratura raccontiamo una storia e questa storia è tanto più verosimile quanto più è vero quello che noi diciamo.
[Nome a scelta] ti amo e sei una stronza. Hai fatto polpette dei miei sentimenti e non ti perdonerò mai più.
Anche se non stiamo parlando di noi stessi in qualche modo stiamo descrivendo i nostri sentimenti. Coccolo a tal punto quella ferita da renderla sanguinante a richiesta. Siamo come un attore che deve piangere per girare una scena e tanto più vero sarà quel pianto tanto più realistica sarà quella scelta. Alcuni attori, quelli veramente bravi, si consumano veramente.
Quando è morta mia nonna l’ho sognata che mi diceva “qui si sta male”. Ecco che coccolo la ferita della morte di mia nonna o di qualcuno a cui ho voluto veramente bene per scrivere della morte.
Su Facebook no, su Facebook si scrivono quelle frasi tipo: che la terra ti sia lieve, R.I.P., Sic. E lo faccio io per primo mica solo gli altri. Ci si reinventa una realtà irreale perché non siamo veramente colpiti da quella morte quanto meno non più che dalla morte di una qualsiasi persona che conosciamo per averla vista magari un paio di volte dal prestinaio. E allora facciamo la faccia da circostanza ma non è realtà non scriveremmo mai di nostra nonna: che la terra ti sia lieve, mai. Piangeremmo il suo ricordo, coccoleremmo quel dolore fino a renderlo parte stessa della nostra vita. Quel ricordo E’ noi.
Ecco è più vera una singola pagina di letteratura di tutte le parole su FB.
Ma è ovvio, non può essere altrimenti. Qui non c’è una realtà da addomesticare, da rendere fruibile a chi comunica con noi, qui ci siamo noi, le nostre parole, i nostri sentimenti, i nostri reali cazzi.
Porca puttana Maria ti amo, non mi puoi trattare così, non puoi farlo proprio ora, proprio adesso.
E il pianto non è mai realmente finto anche se magari non è di adesso ma di cent’anni fa. Ma se lo abbiamo coccolato bene, alimentato con amore e passione, è ancora tutto lì, pronto all’uso, pronto ad essere messo in pensieri e parole, amore.
Ti odio Michele, avevo riposto in te tutte le mie speranze e adesso ho solo un vestito, sporco, un’automobile rotta e tremila lire in monetine. Mi basteranno per un panino?
fantastico pensiero…. meglio inventare mondi alternativi
misswave
gennaio 23, 2012 alle 8:54 pm
…e più sinceri del vero
attraverso
gennaio 23, 2012 alle 10:00 pm