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Giunchetto e il maggiolino, il Boss e la 12 corde con 6. (Epilogo e varie ed eventuali)

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La storia che ho finito di raccontare è la storia di quando andai a vedere il concerto di Bruce Springsteen a Zurigo. Era l’11 Aprile del 1981. Eravamo più giovani e indubbiamente più buoni.

Il boss, nato nel 1949, aveva 32 anni ed era un vero e proprio animale da palcoscenico. Il concerto durò tre ore e ancora adesso, e cazzo sono passati più di 30 anni, lo considero uno dei più bei concerti che abbia mai visto due spanne sopra Jackson Browne al Parco Delle Basiliche nel 1982, alla pari con Van Morrison al Rolling STones e Dirk Hamilton al Bloom secondo solo, forse, ma è solo una questione di cuore, a Dave Essig a Sesto Calende quando io Franco e Roberto, il sosia di Jimmy Page, ci alzammo chiedendo a gran voce “On my mind” e lui, ridendo, ci disse che non se la ricordava.
Perché il bello di andare a vedere certi concerti è che dopo un po’ ci si conosce tutti e se poi i concerti che si guardano non sono quelli da ottanta milioni di persone a San Siro ma concerti in sale non proprio di prima scelta ci si parla e nascono e muoioni grandi amori, nascono e muoiono amicizie secolari, si parla persino con i cantanti a fine concerto chi conosce l’inglese e chi no si limita a guardarli rapiti e a sentire la traduzione da parte dei propri amici.

Comunque il boss era il boss e anche se non ancora maledettamente conosciuto abbastanza da scatenare un’orda di fans italiani verso Zurigo, compresi noi assidui frequentatori del Carillon di via Cavallotti a Monza.
La storia raccontata è, ovviamente, quasi tutta finta, di vero c’è poco però:
Il protagonista, di cui non faccio mai il nome e Rita sono esistiti veramente, partirono per vedere il Boss che erano la coppia più salda mai conosciuta e tornarono separati. Non hanno mai raccontato il perché e dopo un po li abbiamo persi vista però la curiosità mi è rimasta e allora mi sono inventato questa storia.
Giunchetto, Joe e i tre tossici sono veri.
Giunchetto sono io e così mi chiamavano alcuni personaggi al Carillon compresi i nostri pusher di Springsteen attualmente medici di fama mondiale. Il ‘Berto nella realtà ha sposato una mia vicina di casa, anch’ella medico, che ha turbato i sogni di tutta la mia adolescenza.
Joe stava con la Valentina che asssomigliava incredibilmente a Kate Bush, o almeno così me la ricordo ed era il proprietario della macchina con cui partimmo alle sette io, lui e i tre tossici. Ci fermarono alla frontiera e ci perquisirono e uno dei tre tossici fu trovato positivo all’eroina. Aveva nascosto mezza dosa in un pacchetto di sigarette e così fummo rispediti indietro. Fortuna volle che uno dei doganieri di Ponte Chiasso ci disse di provare a passare dall’autostrada che tanto ormai eravamo puliti e la comunicazione non sarebbe arrivata prima del giorno dopo. Così facemmo e fortunatamente passammo. Se solo una minima parte di quello che ho augurato al tossico si è avverato il personaggio in questione non ha superato il 1981. Magari sarà colui che mi licenzierà nel 2012.
Hans e Greta sono ovviamente inventati mentre il posto magico ci è stato raccontato in stazione a Zurigo la mattina dopo il concerto quando andammo a fare colazione. Avendoci riconosciuti come reduci del concerto ci chiese dove avevamo dormito e alla risposta che avevamo dormito in un sacco a pelo su di un prato fuori dall’Hallenstadion ci raccontò del luogo magico.
Averlo saputo prima. Anche se a tuttora sono convinto che ci pigliaisse per il culo dato che non parlava una parola di italiano e conversò solo con il tossico positivo che diceva di sapere il tedesco.
La mamma di Greta è vera. E’ la mamma di un mio ex compagno di scuola delle medie. Non so perché mi è venuta in mente mentre scrivevo.
Rita l’ho rivista veramente un paio di mesi fa, per strada, solo che lei è andata per la sua strada e io per la mia anche perché non essendo io il protagonista maschile della storia non avrei propio saputo cosa dirle. Magari se la reicontro le dico che ho scritto questa storia. Magari no e chissenefrega.
Il maggiolino, il protagonista assoluto di tutto, era parcheggiato accanto a nostra macchina.
E mentre piano piano il parcheggio si svuotava e noi prendevamo possesso dei nostri sacchi a pelo lui restò li a guardare la nostra macchina. Poi arrivarono  due ragazzi che salirono in macchina e invece di accendere il motore e andarsene restarono lì dentro a farsi gli affari loro per un bel po’.  Provai una qual certa invidia e così un certo punto mi alzai e andai a farmi un giro per le strade attorno allo stadio e quando tornai al prato il maggiolino non c’era più.
Joe e i tossici dormivano e io mi misi a cantare Racing in the street tra me e me, completa di tutte le parti.
Tonight, tonight the strip’s just right e sono ancora convinto che su quel prato ci sia ancora un po’ della magia di quel giorno, c’è l’ho lasciata io.

p.s. La dodici corde con 6 è la Cimar By Ibanez  di mio fratello che all’epoca avevo, però, già smesso di suonare in favore di una ben più spettacolare Darco By Martin.

Scritto da attraverso

gennaio 6, 2012 a 9:07 pm

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