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Il maggiolino, il Boss e la 12 corde con 6. (Terza puntata)

con 2 commenti

Mi svegliai che avevo ancora in braccio la chitarra, l’orologio faceva le due.
Non lontano da me russava il messicano di Liverpool. Di Rita e di Hans, a vista, nessuna traccia. Greta era in un sacco a pelo e non era da sola.
Una delle corde era rotta, brutto presagio.
Cercai un posto dove darmi una sciacquata. Era tutto incredibilmente pulito. Sembrava quasi un sogno. Magari ero in un manicomio e stasera altro che concerto, elettroshock. Mi scappò da ridere.
Avevo fame e voglia di un caffè.
Cercai Rita. Non la trovai.
Cercai Hans. Non lo trovai.
Greta mezza addormentata mi venne incontro e nella sua lingua mi disse qualcosa. Non capii. Chiesi lumi mi disse in un tentativo di inglese – Have you some coffe? -
Io e Rita avremmo dovuto passare una bella nottata insieme invece io avevo suonato e cantato con un inglese semi ubriaco e lei… bo?
- No, i haven’t. Maybe can we come out to eat and drink something? – non sapevo cosa stavo dicendo ma Greta sembrava aver capito lo stesso e uscimmo per strada.
C’era un bar.
Davanti c’era parcheggiato il mio maggiolino, all’arrivo non avevo notato il Bar.
Sul parabrezza c’era un biglietto. “Ci vediamo al concerto poi ti spiego, porta anche Greta, dagli il mio biglietto io uso il suo, ci si vede dentro. Bacio, Rita”. Con quella sua bella scrittura rotonda da prima della classe.  Ero abbastanza incazzato e il bilglietto non mi calmò di certo.
Al bar un cappucino e una brioche io un panino lei. Grazie a dio pagò lei.
- And now? – Chiesi a Greta
- Let’s go home – Mi rispose
- La tua? – mi guardò con la faccia interrogativa allora aggiunsi – By car? -
- Jah -
Sarebbe stato un viaggio lunghissimo se la lingua di comunicazione comune continuava ad essere il nostro stentato inglese.
Invece durò poco. Lei abitava che ci saremmo arrivati comodamente anche a piedi.
Mi fermai, scese dalla macchina, la seguii.
Entrammo in una casa che sembrava uscita da un cartone animato di Heidi ma non quando è in montagna, quando è in città. Mi aspettavo solo che la signorina Rottermaier uscisse d’improvviso e mi picchiasse con un bastone. Invece uscì una donnina alta poco più di un barattolo che mi salutò cordialmente con una voce calma e paciosa che strideva con il tedesco che siamo stati abituati a sentire nei film.
Greta mi offrì un giro in bagno e mi fece capire che se volevo potevo anche farmi una doccia. Potrei amarla una ragazza così che capisce al volo i miei bisogni. Guardai l’ora erano le tre e mezza, il concerto era in dirittura, quasi mi dimenticai di Rita mentre facevo la doccia ma il morso della gelosia mi richiamò e… “Dove sei, che fai, ma non dovevamo viverla insieme questa avventura stronza?”
Finita la doccia, mi rivestii, uscii dalla camera e trovai una tavola piena di roba da mangiare. “Magici questi svizzeri”, pensai.
Era quasi ora…
In macchina seguendo le indicazioni della svizzera di lingua tedesca, in realtà più che al concerto pensavo a dove fosse Rita, ecco eravamo arrivati. L’Hallenstadion di fronte a noi. Parcheggiai vicino ad un bel prato verde.
Rita e Hans ci aspettavano davanti all’ingresso.
Il mio ovvio – Dove sei stata -
Il suo ovvio – Sono stata in giro con Hans, mi ha fatto vedere Zurigo e abbiamo parlato – mi sorrise ma c’era qualcosa nel suo sorriso che…
- Tutto bene? – Le dissi
- Sì -
Entrammo. Erano le sei. Mancava un oretta.
- Hai dato il mio biglietto a Greta? – mi fece Rita.
- No, pensavo che dato che siete qui -
- Io vedo il concerto con Hans -

Mi sedetti accanto a Greta in un posto in alto a destra mentre Hans e Rita erano in platea. Ero incazzatissimo. Greta mi prese sottobraccio e mi disse qualcosa all’orecchio , era in tedesco non capii nulla.
Accanto a me, poco più ùn là, c’erano Giunchetto, Joe e tre con la faccia da tossici. Salutai Joe e Giunchetto con un cenno del capo.
Avevo la faccia nera e non mi dissero nulla.

Alle 19.03 gli svizzeri iniziarono a fischiare.
Alle 19.05 si spensero le luci.
Una luce azzurra dall’alto illuminò il Boss

Bum bum bum bum bum bum

“Early in the morning factory whistle blows,
Man rises from bed and puts on his clothes,
Man takes his lunch, walks out in the morning light,
It’s the working, the working, just the working life.” 

- Figa cazzo il boss – dissi a Greta accanto a me.

(Fine Terza puntata)

Scritto da attraverso

dicembre 29, 2011 a 2:13 pm

Pubblicato in Da Oggi

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2 Risposte

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  1. e Greta rispose…?!

    alsoit

    dicembre 30, 2011 alle 5:13 pm

  2. Lo sapremo nella quarta puntata :-)

    attraverso

    dicembre 31, 2011 alle 12:06 am


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